I cibi raffinati sono alla base delle malattie della civilizzazione.

I cibi raffinati sono alla base delle malattie della civilizzazione.

Sfogliando, sfogliando nella nostra ampia biblioteca di libri e riviste, salta fuori da un faldone una serie di interessanti articoli. Uno è dedicato dalla Gazzetta Ticinese al prof.Luciano Pecchiai, che è stato tra i pionieri, nei vari percorsi verso una corretta alimentazione umana.

Siamo nel 1975. Il prof. Pecchiai, che venne anche invitato a diversi incontri, convegni, congressi organizzati dal Centro Erehwon (Bologna) e dall’Associazione Satori (in Italia e in Svizzera francese), ha fondato l’Eubiotica, arte del vivere in sintonia con la natura.
Il prof.Pecchiai è stato per decenni primario anatomopatologo all’ospedale dei bambini “Vittore Buzzi” di Milano.
E andiamo a trascrivere letteralmente una parte d’articolo della Gazzetta, datato 11 Dicembre 1975.

Mentre all’estero il consumatore può fare liberamente le sue scelte tra prodotti raffinati e prodotti naturali integrali, in Italia l’ostacolo è rappresentato dall’attuale legislazione in tema di alimentazione, legilazione che vieta la vendita di prodotti integrali, essenziali per il mantenimento della salute: parliamo di pane, farina e pasta integrale, ma anche zucchero non raffinato; parliamo di riso con il germe (quindi non brillato), e oli di semi vergini, di prima pressione a freddo.
Con tali divieti lo Stato si rende responsabile dell’aumento delle malattie della civilizzazione, in chiaro contrasto con la Costituzione (art.32), che garantisce al cittadino il diritto alla salute. Pertanto, chi desidera salvaguardare la propria salute, è costretto -in Italia- a disattendere le attuali leggi dello Stato sull’alimentazione, procurandosi -in modo più o meno clandestino- gli alimenti naturali presso i produttori, o i negozi specializzati, o addirittura all’Estero.

Pecchiai, Garofalo, Bianchi, Cattro, Ledvinka, Grassani, Sfiligoi, tutti studiosi e ricercatori, lanciavano questo ed altri appelli. Ma dove siamo approdati, ad oggi? Che fine hanno fatto quelle battaglie? Certamente oggi sono cambiate le leggi e tutto è più fluido, grazie al lavoro di tanti, noti e meno noti. Certamente la grande industria ha fiutato il vento e cavalcato l’onda. Vi è una maggiore attenzione da parte del cittadino, ma anche una spiccata attenzione verso la moda e verso un possibile, rimarchevole fatturato. Comunque sia, un qualche buon frutto può essere raccolto.

Concludiamo ancora con Luciano Pecchiai, deceduto all’inizio del 2015, all’età di 90 anni. Riportiamo alcuni stralci di interviste e anche un’annotazione: contro di lui si sono scagliati anche quelli di BUTAC (bufale un tanto al chilo): se potevano esserci dubbi sulla validità del loro lavoro, qui hanno mostrato l’atteggiamento generale. Ovviamente il loro operato può essere utile e importante, ma non certamente quando viene attuato alla cieca e per partito preso, contro inesistenti complottisti, a favore -guarda caso- della imperante cabina di regia. In questo caso… se la sono presa con un ricercatore serio come il prof. Pecchiai.

Da una sua intervista degli ultimi anni: “Con le radiazioni del frumento, si è ottenuta la distruzione dei geni della crescita del frumento stesso. Alimentandosi di un simile alimento, potrebbero derivare dei danni per la crescita stessa delle cellule umane. Il recupero di grani antichi è importante. E’ indispensabile denunciare il rischio dell’assuefazione: per alcuni è intolleranza, che non è un’ipotesi, ma sta veramente aumentando“.

Ormai, tutto è coltivato con la trafila transgenica, anche grazie all’impollinazione, agli uccelli, agli agenti atmosferici. E’ bene suggerire i grani antichi a chi ha intolleranza. Quella massima è data da pesticidi, anticrittogamici. E soprattutto il biologico non deve accettare di annoverare tra le sue fila il transgenico, la modificazione genica, l’OGM.
Il grano selvatico era un seme “fatto di niente”. Poi con successivi e continui incroci, si sono aumentate le caratteristiche nutritive.
I grani naturali, i grani antichi sono da prescrivere in tutti coloro che sono intolleranti, per riscattarsi. Questo è l’unico modo di consumare i cereali, da parte di coloro che ormai sono caduti nelle intolleranze. Questo cereale è preventivo per coloro che prima o poi le svilupperebbero ed è curativo per coloro che già hanno queste intolleranze”. E tutto questo si estende a tutti i cereali.

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