Tremante – seconda parte

Tremante - seconda parte

Niente risarcimento, ma una grande lezione involontaria

I due piccoli, Alberto e Andrea Tremante, gemelli, soffrivano di immunodeficienza congenita e il vaccino fu loro fatale. Nel negare il diritto della famiglia ad essere risarcita, la Cassazione sottolinea che «all’epoca dei fatti non vi era alcuna evidenza dello stato di immunodeficienza congenita da cui erano afflitti» i tre fratellini. Il decesso del primo piccolo non era stato messo «in correlazione con la somministrazione del vaccino antipolio; ipotesi che venne presa in considerazione solamente dopo l’esito infausto delle due vaccinazioni degli altri due fratellini», spiegano dalla Cassazione, esaminando la drammatica vicenda. «L’eventuale tardiva adozione di protocolli idonei a minimizzare i rischi nei bambini immunodepressi è stata ritenuta inefficiente sul piano causale, dal momento che nulla lasciava presagire che i bimbi fossero immunodepressi.
Ma questa sentenza dimostra i limiti e le colpe di superbia e presunzione della classe medica e della scienza. E dimostra che -allora come oggi- si è trasgredito e si continua a trasgredire il principio ippocratico “primum non nocere” fondamento dei codici medici e del semplice Buon Senso Comune. Cautela e precauzione non sembrano presenti, pur essendo principi riconosciuti e fondamentali.

E ne viene anche una grande LEZIONE INVOLONTARIA: se ieri non era stata fatta giusta verifica della incapacità di un determinato corpo ad accettare vaccini pericolosi, oggi DEVE essere invece attuato ogni esame di verifica, di tutti i bambini, per poter appurare che non vi siano rischi. E devono essere effettivamente escluse  le presenze di conservanti e sostanze pericolose come mercurio e metalli pesanti in genere, nonché formaldeide ed altro di utilizzabile dal sistema farmaceutico.
Questo, indipendentemente da altri studi atti a validare veramente l’efficacia positiva dei vaccini stessi, su cui tanti medici indipendenti ed esperti del settore hanno sollevato dubbi, critiche ed accuse.

I rischi per i bimbi immunodepressi

«In ogni caso, quand’anche fosse stata rilevata la possibile incompatibilità tra il vaccino di tipo Sabin e lo stato di immunodeficienza, negli anni in cui le vaccinazioni sono state eseguite non si sarebbe comunque potuto fare nulla di diverso da ciò che è stato fatto, non essendo ancora disponibile il vaccino Salk». Con questa decisione, la Cassazione ha respinto il ricorso del padre dei piccoli scomparsi, del fratello sopravissuto con danni al Sabin, e del quarto figlio, cresciuto in salute probabilmente grazie al Salk, il vaccino antipolio di generazione successiva.

Jonas Salk
Albert Bruce Sabin

E qui risulta una discrepanza, un grave errore : si parla di successione Sabin/Salk, mentre è assolutamente vero il contrario. I giornali riportano la sentenza della Corte di Cassazione e noi stessi -nelle nostre ricerche- abbiamo avuto conferma di questo particolare. Esso getta una grave ombra di dubbio sulla conoscenza e chiarezza della Cassazione stessa. Infatti il Salk era precedente al Sabin, che all’epoca risultava essere meno pericoloso e più completo del Salk.

La mamma dei bimbi Tremante è morta da qualche anno, dopo la sentenza della Corte di Appello di Venezia che nel 2013 aveva chiuso la strada del risarcimento, come deciso anche dal tribunale veneziano in primo grado. Il padre -Giorgio- è morto a novembre 2017, dopo una vita dedicata a ottenere il risarcimento per la morte dei primi due figli e per l’invalidità del terzo, condannato a vivere con il respiratore automatico. Nel 2011 a Verona il Comune aveva inaugurato vicino a Porta Vescovo, il «Giardino Fratelli Tremante». Ora che Giorgio Tremante non c’è più, resta un angolo di Verona, un giardino, a testimoniare la via crucis della sua famiglia.

«Papà ha combattuto contro le case farmaceutiche e i grandi interessi che stanno dietro all’obbligatorietà di vaccinare i bambini», dice ancora Luca, «Mio padre è stato un guerriero pieno di energia. La legge Lorenzin che obbliga le vaccinazioni da zero a 16 anni, per lui è stato uno smacco alla verità e una grande delusione, tanto che ha avuto un crollo verticale. La grave malattia che lo ha colpito, crediamo sia dovuta allo stress e alla delusione di aver perso questa grande  battaglia. Ma non la guerra: il suo calvario è servito a tracciare un solco importante che tante persone stanno seguendo».

Alois Walden Grassani

Rif.: Elisa Pasetto Luciano Purgato

Arena di Verona

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