Zucchero – seconda parte

Zucchero - seconda parte

Dunque, se facciamo un passo indietro, fino agli anni ’70, scopriamo che mancava tutta la letteratura saggistica alimentare: si studiava dietologia ad Economia e Commercio, Istituto di Merceologia… Era agli inizi la letteratura psicologica, quella sessuale (guai parlarne…), solo per citare alcuni campi. I giovani cercavano famelici di capire tutto quello che gli adulti -impreparati- non potevano comunicare. E bisogna dire che anche i “luminari” non brillavano di scienza e di comunicazione.
Infatti, si confondevano facilmente presenze fondamentali come amminoacidi e proteine, carboidrati e zucchero. Le proteine  venivano divise in nobili e povere: solo la rivoluzione provocata da pochi “eretici” studiosi, ardimentosi, coraggiosi (e pronti a pagare di persona) avrebbe  portato a chiarimenti importanti. In quell’epoca, i testi universitari e assimilati, spiegavano come accadevano i fenomeni fisiologici, ma non si occupavano mai delle loro motivazioni. Spesso, anche oggi è così. Spiegavano -e in modi, terminologie molto dedicati alla casta degli addetti ai lavori- il come, ma non il perché. Tutto restava misterioso. Sono stati anni di vera ricerca, anni duri ed affascinanti; tuttavia c’erano stati anche dei precedenti, in qualche parte del mondo, negli anni ’60. Accadeva soprattutto in Francia, America, Giappone, Olanda.

Sull’alimentazione, una confusione ed una povertà incredibili. Oggi c’è più ricchezza, ma ancora -e tanta- confusione.
Nella parte n.1, abbiamo dato un apporto che speriamo utile a delineare le differenze tra i due principali tipi di zucchero per la dolcificazione: quello cristallizzato (semolato di zucchero, sia di barbabietola, sia di canna) e quello vero, sano, di canna tradizionale: aperta la canna, asciugato e seccato il succo, quindi macinato.
Ora, che cosa accade allo zucchero bianco e -soprattutto- all’organismo che lo ingerisce?

Una volta privato di sali minerali, vitamina B, amminoacidi, lo zucchero -divenuto bianco- risulta essere una vera e propria calamita, capace di attirare gli elementi e le sostanze di cui è stato impoverito. Così, una volta introdotto nel corpo umano, richiede vitaminaB1, amminoacidi, sali minerali all’organismo stesso. Con ciò avvengono numerosi problemi e subentrano  varie patologie. Infatti, la vitamina B1 è indispensabile ai processi di interscambio e ricambio. Lo zucchero bianco -decomposto- richiede vitamina B1 all’organismo, particolarmente alle cellule nervose. Ulteriori problematiche sono quelle cardiovascolari. Come sintomo, si può riscontrare una ipersalivazione e conati di vomito, anche se si tratta -spesso- di una sorta di percezione e sensazione. La vitamina B1 (Tiamina) influisce sulle capacità cognitive, dell’attenzione e dell’apprendimento.  E’ importante anche per un effetto positivo sul morale, sull’allegria, sulla depressione. Spesso si ritiene -erroneamente- che lo zucchero bianco sia utile in tal senso: in realtà contribuisce all’innalzamento  improvviso e temporaneo della curva glicemica e di conseguenza di una sorta di euforia. Ma è un effetto breve e sfocia in un abbassamento dell’allegria, sino alla depressione. Se a questo si aggiunge tutto l’effetto negativo sul sistema nervoso, inclusi i suoi collegamenti lungo tutta la spina dorsale, si può facilmente dedurre quale sia l’effetto finale. L’impoverimento di sali minerali porta ulteriore danno ad ossa e denti, all’umore, cui facilmente si può aggiungere l’apporto psicosomatico di auto-disistima”.                                              
(Seminario Primavera 1978 – Bologna – Palazzo Podestà – A.W.Grassani).                    

 

Il dott.Brucker e i due scienziati inglesi Cleave e Campbell, hanno confermato con diversi studi ed un’ampia statistica,  che nelle popolazioni in cui non è invalso l’uso degli idrati di carbonio raffinati (zucchero bianco, cereali raffinati), non si verificano arteriosclerosi, infarto, trombosi, vene varicose, carie dentali,  paradentosi, ulcera gastrica e duodenale, stitichezza, calcolosi biliare. Di tutto ciò, hanno dato denominazione ad una malattia primaria: SACCARIDOSI. Con tale termine, si vogliono indicare tutte le malattie che insorgono a causa dei saccaridi. (In pratica, si tratta delle patologie sopra indicate in neretto e corsivo – n.d.R.).

Il dott. William Coda Martin (su “Organic Michigan News”, classificò lo zucchero bianco come vero e proprio veleno. Al contrario, accondiscendenti divulgatori e medici  lo chiamano ancora oggi -blandamente e bonariamente- con il nome di zucchero da cucina.  Il dott. Martin lo denomina come vero e proprio veleno, in quanto privato di energia vitale, vitamine. minerali, amminoacidi. Il suo lavoro di ricerca e denominazione risale agli anni 1950. Ne parla ampiamente William Dufty, autore del libro Sugar Blues.

Lo stesso  prof. Yudkin, presidente del’Associazione Britannica di Alimentazione, conferma negli anni’70-’80 che “nelle popolazioni  di colore del Sud-Africa è quasi assente ogni forma di coronaropatia, mentre le popolazioni bianche e di origine indiana ne hanno tassi pari a quelle di America, Europa Occidentale, Australasia”. Ma in tempi relativamente brevi, “le cardiopatie hanno cominciato a colpire la popolazione di colore. E tutto questo concorda con i dati sull’aumento di consumo di zucchero, corrispondente al cosiddetto ‘benessere’ “.
In Israele,dagli studi del dott.Cohen risulra che gli immigrati hanno subito analogo destino. E così pure a Sant’Elena. E non si è  trattato di presenza di grassi saturi nell’alimentazione. E neppure di sigarette. Si è appurato che in realtà la causa stava nello zucchero bianco. Ad esempio,  il consumo medio individuale di zucchero bianco in S.Elena (territorio britannico oltreoceano, sino al 2009), nel 1970 era di 45 kg.

E ancora: lo zucchero raffinato portava danni e alterazioni alla vista, per non parlare della carie degli esquimesi e in S.Elena e zone limitrofe. Con l’insorgere di pessime abitudini quali il succhiotto zuccherato, o del biberon di acqua e zucchero, è comparsa la “carie aggressiva”: i bambini di due, tre anni presentavano in quelle zone (ed oggi in ampie ed estese zone planetarie – n.d.R.) monconi neri al posto dei denti sani.
E risulta che la carie non sia inevitabile: basta verificare anche laddove non vi è stata -almeno per periodi- la diffusione e promozione dello zucchero bianco, cristallizzato.
“Lo zucchero bianco -concludeva ed evidenziava il prof.Yudkin- produce un aumento del volume delle cellule epatiche e renali. O, in alternativa, provoca il loro aumento numerico”.
Anche un lettore sprovveduto o distratto sa associare questa descrizione alle neoplasie, al cancro.

Alois Walden Grassani

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