Sea-Watch PRO E CONTRO

Sea-Watch PRO E CONTRO

PRO 
Gregorio De Falco, senatore del gruppo misto, ex comandante di Guardia Costiera.

LE ACCUSE NON REGGONO:

BISOGNAVA AIUTARE LA NAVE AD ATTRACCARE

Accuse infondate: a bordo non migranti, ma naufraghi.
La Sea Watch in emergenza doveva essere scortata fino alla banchina.

Il comandante della Sea Watch ha preso a bordo dei naufraghi, non immigrati clandestini, ma gente in pericolo di vita. Le convenzioni internazionali impongono il soccorso a tutti i comandanti di tutte le navi dei Paesi aderenti; il soccorso termina soltanto nel momento in cui il comandante porta a terra le persone soccorse”.
Inoltre,il comandante Rackete, fuori dal porto di Lampedusa per 15 giorni, aveva dichiarato da 36 ore l’emergenza. Quando un veicolo (nave, automobile o altro) è in emergenza, le forze dell’ordine hanno il dovere di facilitarne il percorso, eventualmente con operazione di scorta». 
Soltanto in seguito, superata la proclamata emergenza, un’altra autorità “verificherà, eventualmente, se tale dichiarazione fosse insussistente”. Dunque, sono fasi diverse, da non confondersi.
Prosegue la ricostruzione: «Il comandante Rackete, dichiarata emergenza, chiedeva costantemente di entrare in porto. Non solo non è stata agevolata, ma è stata ostacolata da una motovedetta della Guardia di finanza che (su disposizione non so di chi) si è frapposta all’ingresso. Ma la nave era già in acque interne dello Stato italiano. Che la nave rimanesse all’esterno del porto o che mettesse le cime a terra e ormeggiasse, non modificava nulla dal punto di vista giuridico. Impedire alla nave di andare all’ormeggio è inutile violenza. È solo una dimostrazione di forza”. E doveva essere evitata». Infine il senatore tiene a ribadire che «Sono persone sottratte alla fame del mare, cioè alla morte. E quindi non si applica l’art.19 della Convenzione di Montego Bay, invocato nel decreto sicurezza bis. Invocarlo è del tutto fuori luogo. Non si applica neppure il regolamento di Dublino che invece vale per i migranti. Non c’è bisogno di zone franche per i naufraghi che -come diceva Virgilio- vanno difesi, prima in mare, poi in terra: questo è il senso di umanità che, al di là di tutte le regole e di tutte le norme, deve connotare il rispetto dell’uomo verso l’uomo».

Il personale della Guardia di Finanza e relativa motovedetta, non costituiscono nave da guerra: essa è altra cosa, è una nave militare e ne mostra i segni, comandata da un ufficiale di Marina. Qui, non ci sono gli estremi. La Sea Watch è un’ambulanza, non è tenuta a fermarsi, è un natante avente a bordo un’emergenza. La motovedetta avrebbe dovuto anzi scortarla a terra“.

E ha continuato: “Sea Watch non avrebbe potuto andare in altri porti: il più vicino era Lampedusa e non aveva alcun titolo a chiedere ad altri, sebbene lo abbia anche fatto. Libia e Tunisia -poi- non son certo porti sicuri. Ha atteso tutto quello che poteva attendere, sino allo stremo; a quel punto il comandante ha detto basta ed è entrata, per senso di responsabilità. E’ perverso un ordinamento che metta un uomo, o una donna in questo caso, di fronte a un dramma di questo tipo. Quella nave aveva un’emergenza e aspettava da troppo“.

CONTRO

L’ammiraglio Nicola De Felice:

Caso Sea Watch: arrestare la Comandante e convocare gli ambasciatori di Paesi Bassi e Germania

Olanda e Germania devono essere le prime a farsi carico delle loro responsabilità.
La comandante va punita, sino all’estradizione in Libia


Le infrazioni commesse dal Comandante della nave Sea Watch sono tali da richiederne l’immediato arresto, se non addirittura l’estradizione in Libia qualora richiesto, visto che le prime infrazioni sono state commesse in acque di competenza libica.

Inoltre, il passaggio illegale dei migranti è stato commesso da natante di nazionalità olandese e – in ottemperanza all’articolo 13 del Trattato di Dublino dell’UE – l’Olanda deve farsi carico dei migranti saliti a bordo sulla Nave battente bandiera olandese. La Germania è la nazione della ONG responsabile del misfatto. Ai sensi delle più elementari regole diplomatiche internazionali, gli ambasciatori di tali Stati devono essere immediatamente convocati per giustificare l’inerzia di fronte a tali misfatti.

La nave va sequestrata, vanno applicate le sanzioni amministrative previste, ivi comprese le spese sostenute dallo Stato per la gestione del caso, come previsto dall’art 84 del codice di navigazione”.

ZoomIN’ – Redazione e Direzione.

Le cose sono andate piuttosto avanti, da anni; bisogna vedere PERCHE’ siamo arrivati a questo punto. Altrimenti la visione sarà tutta frastagliata e parziale. Ne scriveremo anche a breve, trattando di tutto il tema “Immigrazione”.
In redazione abbiamo parlato riguardo al caso “Sea Watch”. E riportiamo un po’ di pareri interni: giuridici e civici, giornalistici e sociologici, nazionali ed extranazionali.

1- Di fatto quei naufraghi, data la quotidianità degli sbarchi, si apprestavano a essere individuati e classificati come migranti, addirittura sin dalla loro partenza. Sembra un po’ forzata la denominazione di semplici naufraghi, da parte del sen.De Falco.
Per tutto il resto, però, vige la Legge secolare del Mare. Si tratta di migranti che sovente rischiano il naufragio e la morte di massa. Inoltre, si sa bene che costoro, generalmente NON sanno nuotare. E anche sapendo nuotare, il Mediterraneo NON è una calma piscina.

2- Risulta evidente che -date le diverse interpretazioni del caso “Sea Watch”- l’arresto del comandante e dell’equipaggio non possa e non debba essere ordinato dal ministro dell’Interno, che non ne ha la competenza e non può travalicare i confini del suo ministero. Sarà -come sta accadendo- la magistratura a valutare, verificare e decidere. Non fosse così, andrebbero infrante le più semplici regole della Giustizia e della Democrazia.

3- Granitiche e unidirezionali appaiono le affermazioni dell’ammiraglio De Felice: arriva persino a parlare di estradizione del comandante Rackete in Libia, Paese ormai chiaramente dichiarato PORTO NON SICURO, terra da cui i diseredati fuggono. Sarebbe poi estradizione da parte di un Paese come l’Italia che brilla per mala-conduzione dei centri di accoglienza, un Paese il cui ministro dell’Interno ritiene di risolvere un problema Inter-Continentale, giusto mostrando i muscoli e facendo faccia feroce, senza tener conto delle radici secolari del problema stesso. E non tiene conto di dover invece risolvere la grave emorragia africana provocata dal bisturi colonialistico, affaristico, bancario. Il problema capitale risiede in Europa e va risolto in Europa (sanando di conseguenza molti altri problemi congeniti nell’Europa stessa), non ampliando il cimitero Mediterraneo. E va tenuto conto che a tutt’oggi si fanno operazioni di facciata, ma nel frattempo centinaia di migranti approdano in Italia durante le scaramucce anti “Sea-Watch”.
E si fa credere alla gente (grazie ai colpevoli media silenti, quindi collusi) che l’operato ministeriale sta risolvendo il problema del migrante clandestino.

4- Non è neppure escluso che proprio le manovre della motovedetta della Guardia di Finanza abbiano creato i presupposti di una qualche collisione, non voluta dal comandante Rackete, ma accaduta nel caos e nella concitazione. E la stessa comandante ne ha parlato, ammettendo il profilo di questa situazione, scusandosi dell’errore.

5- Il ministro Salvini afferma che i passeggeri mostravano di essere in buona salute. Tuttavia, invece, la cosa è almeno discutibile, dopo quindici giorni di stallo al largo di Lampedusa; forse è un aspetto sfuggito al personale di terra che ha effettuato i controlli a bordo. Infatti, parte dei naufraghi/migranti stava dando segni di squilibrio, malasalute psicologica e nervosa e poteva essere considerata a rischio di gesti sconsiderati a danno di se stessa. Qualcuno, pur di scendere dalla “Sea Watch” disperatamente spinto dalla prolissità della vicenda, stava “progettando” di lanciarsi a mare. E tutto questo è stato valutato e dichiarato dal comandante stesso. D’altra parte la rottura degli equilibri in un organismo debilitato, avviene in tempi brevi, talora improvvisi e successivi alle precedenti visite mediche e paramediche. La disperazione non chiede permesso, né certificati.

Passati i giorni della battaglia, arriva la cancellazione -da parte del giudice D.ssa Vella, in data 3 Luglio 2019- dell’ordine di arresto di Carola Rackete, ordinandone invece la liberazione.

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