11 Aprile – Ricorre qui la silenziosa fine della vita di Primo Levi.

11 Aprile - Ricorre qui la silenziosa fine della vita di Primo Levi.

Personaggio leggendario nella sua silenziosa eleganza, nella sua integrità e sobria integrità. Primo è già un presagio. Levi ha in sé la determinazione a rammentare, ricordare.
Sopravvissuto ad Auschwitz/Birkenau, venne risucchiato dalla gravità della tromba delle scale della sua casa torinese. Malore? Era arrivato il suo momento? Suicidio? Quest’ultima ipotesi mi lascia personalmente perplesso, per un Essere della sua taglia e date le sue esperienze.
Lucidissimo, essenziale e non scarno, ma asciutto. Sorprendente, efficace, terreno e spirituale, era capace di farsi capire dal laico, dal religioso, dall’ateo. 
“Se questo è un uomo” è l’opera -non l’unica- per cui è maggiormente ricordato.

I suoi occhi ci hanno regalato il dipinto della dignità, del rispetto, della memoria come salvaguardia dalla rassegnazione. 
Franz Stangl, comandante nazista, dettò le istruzioni per l’uso: “Lo scopo del lager è l’annientamento dell’uomo, che prima di morire deve essere degradato in modo che si possa dire, quando morrà, che non era un uomo”. Le parole dell’annientatore umano sono il suggerimento più forte a non credere che Primo Levi -in ogni modo- sia morto suicida. 
                     Alois Walden Grassani.

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