Charlie Spencer Chaplin

CHARLIE SPENCER CHAPLIN

Anni Venti del Novecento. Il cinema comico fa un salto di qualità. Un attore avrebbe cambiato le sorti della settima arte: Charlie Chaplin. Nasce il 16 aprile 1889, a Londra, nella tipica periferia suburbana. Figlio d’arte, nasce infatti da una coppia di artisti del music hall: lui comico, lei cantante nei locali notturni. L’infanzia travagliata, assieme al fratello Sydney, in orfanotrofio per l’abbandono prima del padre (ad un anno), poi della madre (ricoverata in casa di cura). A meno di dieci anni, entra in una compagnia d’arte. Poi scritturato dall’impresario teatrale Fred Karno, grazie anche all’interessamento del fratello Syd; la compagnia si spostò negli Stati Uniti, dove ebbe un buon successo. Vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui il terzo premio come sosia di stesso ad una gara in Francia nel 1915. Anche allora, i professionisti si fecero riconoscere.
Icona del cinema, su di lui e sul suo personaggio per eccellenza, Charlot, il vagabondo, si è detto e scritto molto.

Chaplin lo descriveva così:
«All’inizio Charlot simboleggiava un gagà londinese finito sul lastrico […] Quando nacque, lo consideravo soltanto una figura satirica. Nella mia mente, i suoi indescrivibili pantaloni rappresentavano una rivolta contro le convenzioni, i suoi baffi la vanità dell’uomo, il cappello e il bastone erano tentativi di dignità, e i suoi scarponi gli impedimenti che lo intralciavano sempre. […] Poi Charlot è diventato danza, imitazione, caricatura della lotta tra uomo e macchina: ogni suo movimento vuole essere leggero e sublime, dal semplice passeggiare con bastone in mano e bombetta in testa alla corsa, dal lavorare in fabbrica riproducendo movimenti automatici al flirtare con giovani donne attraenti. »

Ma come è nato questo personaggio vagabondo, pattinatore, macchinista, ladro, soldato e monello?
Un giorno Chaplin passeggiava per le strade di San Francisco e incontrò un barbone, lo portò in un ristorante e gli offrì il pranzo. Cominciò così a fargli delle domande, fino ad ottenere un racconto dettagliato e divertente della vita del senzatetto. “Quando ci separammo – racconta l’attore- il vagabondo fu molto stupito che io lo ringraziassi con tanta effusione…Non sapeva che tra i due era lui quello che aveva dato di più“. Fu così che, grazie a quel racconto, gli venne l’ispirazione per il vagabondo Charlot che tutti conosciamo, amato in tutto il mondo, come compagno e maestro di vita, intessuto nel telone bianco.

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