Le terrazze di riso degli Hani

Sembrano dei quadri. E invece si tratta di risaie. A regalare uno dei paesaggi più spettacolari della Cina, sono i campi terrazzati di Yuanyang, nella provincia cinese dello Yunnan, costruiti e utilizzati da secoli dall’etnia Hani. La contea di Yuanyang è nota per i suoi meravigliosi campi di riso, che scendono dai pendii dei Monti Ailao fino alle rive del Fiume Rosso. Costruiti 1300 anni fa a mani nude dalla minoranza etnica degli Hani, abitanti originari di questa regione, sono ancora in uso al giorno d’oggi.  

Il lavoro dei coltivatori Hani, un complesso sistema di canali per portare l’acqua dalle cime delle montagne boscose fino ai campi terrazzati, ha disegnato il paesaggio, creando straordinarie forme geometriche e scenari favolosi, specchi d’acqua e terrazze sospese. Le risaie terrazzate Honghe Hani sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2013. L’intera area si estende su 2.300 chilometri quadrati, con oltre 16 mila ettari di terrazzamenti coltivati a riso. La terrazza più alta si trova a quasi 2 mila metro sul livello del mare. Nonostante la temperatura invernale non sia particolarmente bassa, il riso viene raccolto una sola volta all’anno: dopo la raccolta (da metà settembre a metà novembre, a seconda dell’altitudine) i terrazzamenti vengono riempiti con acqua fino ad aprile, quando comincia la semina.

Long leng, Cina, Thierry Bornier

Un panorama mozzafiato sempre diverso, sempre uguale, che cambia a seconda delle stagioni e della luce della giornata. Da febbraio a giugno i solchi geometrici si riempiono d’acqua, creando così giochi di luce dai colori dell’arcobaleno. Da giugno a settembre il paesaggio si tinge prima di verde, poi di giallo. Dopo il raccolto, i campi tornano grigi per poi essere imbiancati dalla neve.

Thierry Bornier, fotografo francese specializzato in paesaggi cinesi, non ha seguito un percorso tradizionale nel settore della fotografia. Ha iniziato la sua vita lavorativa in finanza per una compagnia di moda internazionale a New York, ma si è presto reso conto che non soddisfaceva la sua sete di bellezza naturale. Nel 2008 ha deciso di fare un grande cambiamento di carriera, diventando un fotografo per National Geographic. Interamente autodidatta, la sua passione si è evoluta nel desiderio di catturare l’essenza della verità, nelle persone e nei paesaggi. 

“Se ami il tuo lavoro, non vorrai mai smettere di imparare. La migliore scuola è essere curiosi e imparare dagli altri”.

Redazionale – A cura di Ester Giamberini

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